Fanoje di San Giuseppe”, martedì 18 marzo rivivono le tradizioni

Fanoje di Monte Sant'AngeloTorna l’appuntamento con le tradizionali “Fanoje” di San Giuseppe a Monte Sant’Angelo. Martedì 18 marzo 2014 infatti, dalle ore 19.30, i vicoli della Città Unesco si illumineranno con i falò. L’enogastronomia e la musica “riscalderanno” l’atmosfera conviviale della serata e faranno rivivere quel rito propiziatorio e purificatore che celebrava l’arrivo della primavera, tra sacro e profano. In chiusura, alle ore 22.30, in Largo Dauno, il concerto degli Unza Unza band.

Quattro i punti nel centro storico in cui saranno allestiti i falò: Largo Tomba di Rotari, organizzato dall’associazione Agesci; Largo Dauno, promosso dall’Arci e dallo Juventus Club “A. Del Piero”, in cui si esibiranno, alle ore 22.30, gli Unza Unza band; e nei pressi delle parrocchie di San Francesco e Santa Maria del Carmine. Oltre al centro storico, i falò saranno allestiti anche in Via Stamporlando, Viale Kennedy e Via Carlo di Durazzo.

“Per Monte Sant’Angelo e i suoi cittadini le Fanoje di San Giuseppe sono un rito, una tradizione. Un appuntamento collettivo e sociale con la storia, ma al tempo stesso rituale ed emozionale, che contribuisce a rafforzare l’identità della nostra comunità” – dichiara Antonio di Iasio, Sindaco di Monte Sant’Angelo, che aggiunge – “Grazie all’impegno profuso dalle associazioni, dalle parrocchie e dai privati per la promozione di queste manifestazioni”.

UNZA UNZA BAND, LARGO DAUNO, ORE 22.30 – La Unza Unza Band nasce nell’aprile 2005 da un’idea di Pierluigi Vannella. L’intento era (ed è) quello di fare una musica che riuscisse a coinvolgere un pubblico variegato dai bambini agli adulti prendendo spunto dalla tradizione: canti tradizionale del Subappennino Dauno; canti tradizionali del Gargano, in particolare Matteo Salvatore, riarrangiati dalla band (con autorizzazione dei figli e della moglie, che ne possiedono i diritti) con ritmi zingari e unza (in levare); tanghi vari; danze etiliche; musiche da circo per dare quel tocco d’ironia che nella vita ci vuole…

La band ha all’attivo un EP “Unza Unza Band” -2008- (6 tracce di cui 4 rielaborazioni di altrettanti brani di Matteo Salvatore e 2 inediti scritti da Guido Paolo Longo per chitarra e fisa); un cd live “Live @ Unza Unza Town” -2011- registrato dal vivo da Raffaele Fortunati al Lupus in Fabula (13 tracce di cui 12 live contenenti rielaborazioni di brani di Matteo Salvatore e di brani tradizionali, più un brano in studio remixato da Emanuele Menga e Guido Paolo Longo) e l’ultimo lavoro “Terra arret” -2013- che è un concept di 11 tracce sul tema della “terra” ambientata negli anni “arret” (indietro, passati)… le sonorità di questo terzo lavoro vanno dal Sud America ai Balcani passando per il reggae e il gipsy jazz.

LE FANOJE: Una tradizione in onore di San Giuseppe che simboleggiava, nell’immaginario collettivo, il passaggio dalla stagione fredda a quella mite. Attraverso un rito propiziatorio e purificatore si celebrava appunto l’arrivo della primavera. Ogni rione approntava la legna per l’accensione di queste imponenti cataste costituite da tronchi d’albero, vecchi oggetti, utensili stantii e stracci logori ammassati uno sull’altro per formare delle vere e proprie pire.

L’evento è promosso dal Comune di Monte Sant’Angelo in collaborazione con il Comitato Eventi permanente, le associazioni Agesci e Arci nuova gestione, le parrocchie di San Francesco e di Santa Maria del Carmine.

LE FANOJE DI TANCREDI” – Lo studioso delle tradizioni popolari Giovanni Tancredi, nel suo libro intitolato “Folclore Garganico” riporta, in occasione della vigilia di S. Giuseppe un aneddoto riguardante le “fanoje” che attesta quanto grossi ed alti fossero i fuochi in oggetto (intorno ai quali si beveva e si cantava) e soprattutto con quanta trepidazione i fanciulli attendessero la sera del 18 marzo:
“Aijre sere vicina chese ann’appeccete la fanoj e li vampe allongasij arrevevene a li balcune. Po ce sime scalfete e amm cantete. Ij e l’alete uagnune sime sciute pe zeppele da na summene”.
“Ieri sera vicino casa mia hanno acceso la fanoja e le fiamme, lontano sieno, arrivavano ai balconi. Poi ci siamo riscaldati e abbiamo cantato. Io e gli altri fanciulli siamo andati per legna da una settimana”.