Origini del Paese

La storia ci ricorda che nel paese di Monte Sant’Angelo sono passate diverse dominazioni come quella Longobarda, Saracena, Normanna, Sveva, Angioina ed Aragonese; fino a quando, nel ‘700, Ferdinando IV la donò al cardinale Ruffo. Attivissima nella commercializzazione di prodotti agroalimentari, Monte Sant’Angelo in realtà vive della crescita vertiginosa di attività turistiche legate alla straordinaria presenza di fedeli nell’intera zona.

Già da alcuni millenni prima della nascita dell’era cristiana e ancor prima della nascita delle colonie della Magna Grecia, nel territorio garganico si insediarono delle popolazioni provenienti da oriente, come testimoniano i numerosi reperti e le leggende riferite a mitici personaggi del mondo preellenico.

Nel 1929, sotto la basilica, furono ritrovati resti di ossa di animali e strumenti di selce lavorata, che testimoniano la presenza dell’uomo a Monte Sant’Angelo già in epoca anteriore al culto dell’Arcangelo. Anteriormente alla nascita del fenomeno religioso, comunque, non si può parlare di storia ma piuttosto di preistoria, poiché per ricostruire la vita di Monte Sant’Angelo prima di allora possiamo solo affidarci all’intuizione.

Quasi sicuramente la grotta del santuario doveva essere la sede di un’antichissima tradizione oracolare, sopravvissuta per alcuni secoli anche dopo l’avvento del cristianesimo. La formulazione di questa tesi si deve ai reperti portati alla luce durante i lavori di scavo effettuati nel secondo dopoguerra, nel corso dei quali furono rinvenute molte monete bizantine, ma anche del periodo di Marco Aurelio.

Negli scritti di Timeo, lo storico greco di Siracusa, risalenti al IV secolo a.C., egli racconta di un oracolo di nome Calcante che le popolazioni italiche andavano a interrogare sul monte Gargano. Calcante era raffigurato come un uomo irsuto con due grandi ali, il quale traeva gli auspici dal fegato di un ariete immolato. Come spesso accadeva a quei tempi, soprattutto nei territori più isolati, era facile confondere il paganesimo e il cristianesimo, e perciò non era raro che su un culto pagano se ne innestasse uno cristiano. Quindi fu abbastanza facile nel VI secolo, sovrapporre al culto della divinità pagana quello dell’arcangelo Michele.

Secondo la leggenda, l’Arcangelo apparve una prima volta nel 490, durante il pontificato di Felice III, l’8 maggio al vescovo di Siponto, Lorenzo Maiorano, ordinandogli di spodestare il culto pagano dalla montagna e di dedicare la grotta al culto cristiano. San Lorenzo Maiorano, un po’ dubbioso, indugiò a eseguire l’ordine dell’Arcangelo; finché due anni dopo, a causa dell’assedio barbarico alla città di Siponto, il vescovo chiese aiuto all’Arcangelo. Fu in questa occasione, nel 492, che san Michele si manifestò nuovamente venendo in aiuto alla città.

Susseguirono altre apparizioni, una delle quali nel 493, quando san Michele comunicò al vescovo di aver provveduto personalmente alla consacrazione della caverna. Il vescovo, dopo aver chiesto consiglio a Gelasio I, si decise finalmente ad entrare nella grotta, dove trovò un altare coperto con un drappo rosso, sormontato da una croce di cristallo.

Sulla grotta fu edificata una basilica, che rappresentò il trionfo del cristianesimo sulle ultime resistenze del culto pagano.