Laudati a Di Iasio: “Il suo appello è una consolazione”

Sindaco Monte Sant'Angelo di IasioAntonio Laudati, ex Procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, oggi alla Corte d’Appello di Roma, ha scritto ad Antonio di Iasio, Sindaco di Monte Sant’Angelo, dopo che il primo cittadino della Città dell’Arcangelo, dopo alcuni atti delinquenziali, si era rivolto ai responsabili dichiarando: “Andate via da questo territorio”.

La lettera di Antonio Laudati.
Gent.le sindaco di Monte Sant’Angelo, Antonio di Iasio,

Le scrivo per manifestare privatamente tutta la mia solidarietà a Lei in quanto rappresentante di tutti i cittadini di Monte Sant’Angelo per alcuni atti intimidatori, che si sono verificati negli ultimi due mesi e che hanno avuto come vittime esponenti politici del Comune da Lei guidato.

Ma Le scrivo soprattutto per manifestare tutto il mio compiacimento per la Sua personale reazione. Gridare a gran voce, come Lei ha fatto, contro i mafiosi: “Andate via da questo territorio”, mi creda, è stata per una vera e propria consolazione. Indirettamente, forse, neppure consapevolmente, Lei mi ha ripagato di tutti gli sforzi che come Procuratore Distrettuale di Bari ho messo in atto perché la bellissima Terra, che è il Gargano, fosse liberata dalla criminalità organizzata.

Nei miei quattro anni alla guida dell’Antimafia di Bari sono stato più volte nella sua cittadina, una volta anche come semplice turista per visitare i suggestivi luoghi di culto, ma soprattutto per cercare quella collaborazione socio-istituzionale capace di formare la Squadra Stato in grado di piantare i germi dell’Antimafia sociale. L’unica in grado di sconfiggere la mafia. Non dimentico che quando mi sono insediato, nel settembre 2009, qualcuno declassava le organizzazioni mafiose a mere “faide fra pastori”. Ho dovuto lavorare non poco per convincere gli operatori della giustizia e le istituzioni che, invece, eravamo di fronte a una delle organizzazioni criminali fra le più pericolose esistenti sul territorio italiano anche se non vi era un unico nome ad identificarla. Ho dovuto gridare, esattamente come Lei, che eravamo di fronte a un fenomeno mafioso perché il Ministro dell’Interno venisse qui sul Gargano, a Manfredonia, a rendersi conto della pericolosità e a promettere sforzi per sconfiggerla.

Molti risultati sono stati ottenuti da allora, grazie anche alla forza di tanti giovani che hanno sfidato l’omertà e la stessa mafia sfilando per le strade di Manfredonia con le loro maglie bianche, oppure organizzando manifestazioni antimafia proprio nel suo Comune, ricordo che dopo una di queste, pochi giorni dopo, fu arrestato il boss Libergolis, latitante a casa sua, protetto come Pacilli e Notarangelo da una cortina di silenzi e complicità.

Una cortina che poco alla volta si è sgretolata proprio grazie a prese di posizione come la Sua. Certo l’arresto dei boss ha portato a fenomeni criminali giovanili di non meno pericolosità, ma, mi creda, il sol fatto che le Istituzioni, il tessuto sociale si ribellino a ogni forma di “soprusi e barbarie” (come lei le definisce nel suo appello) testimonia come davvero la Mafia si può sconfiggere se restiamo tutti uniti. Io rimango a Vostra disposizione, al Vostro fianco, pronto a qualsiasi forma di collaborazione che possa garantire la crescita di quell’Antimafia sociale.
Buon lavoro. Antonio Laudati